Documenti e Articoli

Casella di testo: costi insostenibili - il M5S e la Lega avevano sbandierato che avrebbero eliminato la legge “Fornero”, il “Jobs Act” e ripristinato l’articolo 18. Fino a questo momento hanno fatto solo il cosiddetto decreto “dignità” che ha peggiorato la situazione dei precari – è stato fatto il provvedimento “quota 100” per le pensioni senza abrogare la legge “Fornero” e senza considerare l’inconvenienza economica di una pensione sensibilmente inferiore che verrebbe recepita con questa modalità – dell’art.18 le due forze non ne parlano più - anziché impostare delle politiche industriali atte a far crescere i salari e combattere la disoccupazione hanno escogitato il “reddito di cittadinanza” che sta facendo acqua da tutte le parti; un misto di assistenzialismo la cui destinazione non è chiara per chi potrà ottenerlo. Sicuramente sarà un incentivazione al non lavoro; perché sarà più conveniente avere il “reddito di cittadinanza” rispetto a certi salari, di fatto inferiori, che oggi molti lavoratori recepiscono - il decreto “sicurezza” che ha cancellato la “protezione umanitaria”, ha causato una forte crescita degli immigrati irregolari, che può diventare un terreno su cui può agire la criminalità organizzata - i provvedimenti della Lega per l’autonomia differenziata delle regioni più ricche, che provocheranno ulteriori spaccature del paese nei confronti delle regioni del sud, mettono in evidente contraddizione il M5S, che questa nefandezza politica prevista dal contratto di governo è stata firmata da Di maio con Salvini - Il M5S, del tutto incoerente coi suoi principi, vota contro l’autorizzazione a procedere per l’impunità di Matteo Salvini accusato di sequestro di persona aggravato sul caso della nave militare italiana U.Diciotti in cui c’erano a bordo degli immigrati - i contrasti del M5S con la Lega sulla realizzazione del TAV - ecc.

Questi ed altri, tra cui il referendum senza quorum, sono i provvedimenti ed obiettivi del cosiddetto governo del “cambiamento”, ossia, dell’ulteriore degrado e peggioramento economico, sociale, democratico e culturale della società italiana. 

Come abbiamo scritto nel numero 2 del 2018 della nostra rivista, è necessario sfatare con forza l’immagine apparente di forze politiche antisistema che si sono dati il M5S e la Lega, un’immagine sponsorizzata a tutto spiano dai mezzi di comunicazione di massa. In realtà, queste forze sono esattamente il contrario, esse sono due forze politiche di stampo grigio-nero di destra, organiche al sistema capitalistico e alle classi dominanti, le quali non sono messe in discussione da nessun esponente del governo. Rappresentano, soltanto, dei nuovi ceti politici borghesi che sono subentrati al posto dei riformisti, ovvero per svolgere il tradizionale compito di un nuovo comitato d’affari per gestire gli interessi del sistema del profitto. Questo è il “governo del cambiamento” di Di Maio-Salvini e con questi ciarlatani reazionari, i lavoratori, la sinistra e i comunisti devono fare i conti!■ 

ASCOLTARE TOGLIATTI AL TEMPO DI DI MAIO. di BrunoCasati

In quel tempo, nell’immediato dopoguerra,in Italia si contrapponevano due modelli di Società: uno si ispirava al Socialismo (esisteva allora anche un campo socialista che aveva al centro l’Unione Sovietica), l’altro al Capitalismo, che vedeva negli USA il punto di riferimento. Il Partito Comunista Italiano, che fu il perno della Resistenza Antifascista, guardava a una “Società Futura di Liberi e Giusti” per la quale valesse la pena – gli operai, i contadini, gli intellettuali, la povera gente che usciva stremata dalla guerra – battersi per conquistarla e, per avvicinarla, indicava un processo di “Democrazia Progressiva”. Questo progetto però era fortemente contrastato dalla Democrazia Cristiana che, il 18 aprile 1948, aveva sconfitto alle elezioni politiche la coalizione Social-Comunista, usufruendo del sostegno materiale e politico del Dipartimento di Stato Americano (gli Usa erano ancora presenti in armi in Italia) e dell’appoggio della Curia che, in quelle elezioni agitando furiosamente il pericolo comunista, gettò in campo un vero e proprio arsenale precettato nelle Acli, nell’Azione Cattolica, nei Comitati Civici di Luigi Gedda, con il Gesuita Padre Lombardi (il cosidetto “microfono di Dio”) che lanciava anatemi alla ascoltatissima Radio e le “Madonne Pellegrine” portate dai Parroci in perenne processione. Si caricarono così quelle elezioni di una viscerale isteria anticomunista di cui l’attentato a Togliatti, tre mesi dopo il voto, sarebbe stato l’apice. Scrisse allora Concetto Marchesi su Rinascita: ”Dietro quell’arma (la rivoltella che sparò quattro colpi a Togliatti) stavano molte frasi scritte e parlate, molti auguri mormorati o inespressi; stavano tutti i veleni alimentati dalla Democrazia Fascista”. Ma quei quattro colpi non furono solo l’apice finale di un processo ma si proponevano l’avvio di ben altro processo: quello della resa dei conti finale con i comunisti, dai quali però ci si aspettava l’avvio di quella insurrezione armata che avrebbe fornito il pretesto per liquidarli fisicamente. Come era già avvenuto del resto nella vicina Grecia e come auspicava il Ministro Pacciardi: “bisogna essere pronti per far fuori centinaia di dirigenti comunisti”. Quel pretesto non fu però offerto alla reazione in agguato. Perché, dopo l’attentato, vennero sì occupate le fabbriche e si susseguirono episodi di grande rilievo – a Torino si occupò la FIAT con Valletta dentro, sull’Amiata si occuparono le miniere, a Venezia si prese in ostaggio lo Stato Maggiore della Marina - ma non si andò oltre deludendo quanti aspettavano il famoso pretesto per avviare anche in Italia “la soluzione Greca”. Quella offerta dai comunisti, fu invece una grandissima prova di forza e di saggezza. Con dei limiti però che, al Comitato Centrale del Partito convocato pochi giorni dopo l’attentato, Longo e Secchia, che ne avevano assunto la guida in assenza di Togliatti, non mancarono di rimarcare. La loro fu una specie di autocritica. La risposta all’attentato, essi dissero, era venuta dalle città del Nord in particolare, ma a Napoli e a Bari il Partito non era riuscito ad organizzare nemmeno un comizio; nella CGIL, nell’UDI, all’ANPI si erano mobilitati in pratica solo i comunisti; in tutte le realtà non si era riusciti a organizzare Comitati Unitari di Direzione della lotta. In conclusione il Partito aveva sì retto alla provocazione ma non avrebbe saputo resistere fosse scattata la famosa resa dei conti. Il PCI, questo il riscontro, era ancora un cantiere in costruzione, un cantiere che aspettava il ritorno del suo architetto-ingegnere Palmiro Togliatti, per completare l’opera e diventare, come diventò, il più grande e influente Partito Comunista dell’Occidente. Anche il Governo di De Gasperi in parallelo sviluppò la sua autocritica e, dopo la stessa, il Ministro degli Interni Mario Scelba approdò a due conclusioni: la prima fu quella di cacciare dalla Polizia i partigiani che vi erano entrati dopo il 25 Aprile; la seconda fu quella contemporanea di reintegrarli con i fascisti epurati sempre il  25 Aprile. Con questa nuova Polizia si avviò quella repressione che non era stato possibile praticare dopo l’attentato: e 62 lavoratori, di cui 48 comunisti, vennero  uccisi, 92mila cittadini di cui 74mila comunisti, fermati. Sarebbero seguiti i licenziamenti politici di massa, i Reparti confino…. e la scomunica di Papa Pacelli. Ma i comunisti seppero resistere e conquistarono la direzione di Città, Province e, in  seguito Regioni. Quale il carattere impresso dall’operato di Togliatti in questa intrapresa? Palmiro Togliatti fece il capolavoro di trasformare gruppi di ribelli, quali erano i Partigiani usciti dalla Resistenza ma venati, molti di loro, di sentimenti anarchici (facevano eccezione i pochi quadri d’acciaio del lavoro clandestino e i volontari di Spagna addestrati alla disciplina e poi passati nelle scuole di formazione politica sorte nei luoghi in cui venivano confinati), trasformare costoro in protagonisti attivi  di quella che sarebbe stata chiamata “la via Italiana al Socialismo. La chiave dell’opera fu quella di imporre l’opera di Gramsci, perché Togliatti la impose, e il suo progetto di  “Rivoluzione in Occidente” a base identitaria, culturale e teorica del Partito di tipo nuovo in costruzione. E, già del 1947, egli fece così stampare su Rinascita i primi “Quaderni del Carcere”, quelli che erano stati avventurosamente sottratti ai fascisti che, per undici anni, avevano rinchiuso nelle loro prigioni Antonio Gramsci, che  ne uscì solo in una bara. Con uno scopo preciso: senza una teoria, una base culturale, una idealità non c’è Partito. Il pensiero di Gramsci forniva pertanto al Partito in costruzione idealità, cultura, teoria. Quel Partito venne sciolto, un quarto di secolo dopo la morte di Togliatti, da un gruppo di trenta-quarantenni, che rinnegarono proprio con idealità, cultura, teoria, anche il concetto di “Rivoluzione in Occidente” e sposarono quello della governabilità comunque e con chiunque. Oggi stiamo vivendo negli effetti di quella scelta suicida di trent’anni fa e, oggi, ricostruire dalle macerie si sta rivelando difficile se non impossibile. Ma chi era Togliatti e come mai gli operai e i contadini (che allora erano la maggioranza dei lavoratori) si riconoscevano in lui? Togliatti, più che esserlo, appariva come l’uomo di Mosca e a Mosca c’era Stalin e Stalin con l’Armata Rossa appariva, ed era, il vero vincitore del Nazi-Fascismo. E questo, nelle masse del tempo, che avevano soffertola fame, le bombe e la violenza dei “Repubblichini”, aveva il suo peso. A queste masse, e al loro cuore, Togliatti sapeva parlare e far scattare la famosa “connessione sentimentale” del Leader con il suo popolo. Lui non era solo il politico coltissimo che sapeva tenere testa agli intellettuali più raffinati (seppe tenere testa anche allo stesso Stalin, come si venne a sapere in seguito) ma fu l’uomo capace di trasmettere al popolo il grande progetto, la visione, di una società in cui non si dovesse più vivere “da lupo in mezzo ai lupi” e, quindi, in pace, dignità, a testa alta con i bisogni fondamentali - il pane, il lavoro, la casa, la sanità, l’istruzione - soddisfatti. Una società che la borghesia però non regala, ma va conquistata. E il popolo si identificava nel progetto e ascoltava Togliatti, che pure non era un oratore trascinante ma, dote rara, era capace di sviluppare temi complessi rendendoli fruibili anche agli ascoltatori più semplici. E il popolo ne “beveva” le parole pronunciate nei comizi, alle seguitissime trasmissioni radiofoniche, alle Tribune Politiche televisive che erano una cosa seria perché i politici di allora, di qualunque schieramento fossero, erano loro stessi persone serie e preparate. Non c’è confronto possibile con i politici di oggi che non hanno nessun lavoro vero alle spalle, nessuna competenza se non quella di vendersi nel mercato della politica. Ai tempi di Togliatti il bianco era bianco e il nero era nero, di questi tempi invece, sulla politica si è spalmato il grigio uniforme del conformismo e il popolo abbandonato è portato al rigetto, nessuno più vota, e la democrazia da progressiva è diventata regressiva.Ma Togliatti, ora domandiamoci, è solo un uomo di un  Novecento che va cancellato perché, come si ripete ossessivamente, le ideologie sono finite e destra e sinistra sono categorie superate? Questi sono i messaggi insidiosi che, in modo tambureggiante, vengono martellati affinchè il popolo, i giovani soprattutto, non escano dal gregge, non alzino la testa non solo metaforicamente dallo smart-phone  che scientificamente li sta oppiando. Deve invece apparire che questo (del capitalismo) non è il “migliore dei mondi possibile” ma è un mondo che, per crescere e consumare continuamente, esige che un altro mondo sia continuamente depredato. Perciò devono di nuovo tornare in campo le grandi idee e modelli alternativi: sono oltretutto le grandi idee che selezionano i grandi dirigenti. Ma dobbiamo superare questo periodo – sarà ancora lungo? – in cui la politica si inginocchia davanti ai mercati, la parola “solidarietà” è cancellata ed emergono politici senza anima e senza cultura, piccoli uomini nulla facenti nella vita che competono tra di loro per amministrare quel che passa loro il capitale. Oggi perciò leggere giganti come Togliatti ci dà la forza per resistere ai nani come Di Maio e Salvini, Calenda e Minniti. Ma è dura.■