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con Berlusconi e Forza Italia nel famoso accordo del Nazareno, e sarebbe stata solo una sciagura se le vicende politiche non avessero diviso, per convenienze contrastanti, questo sodalizio che forse sarebbe riuscito  a conseguire  un altro risultato rispetto a quello del 4 dicembre.

 

Questo però ci fa capire che i pericoli non sono definitivamente sventati, varie parti politiche hanno in mente di modificare la Costituzione e gli assetti democratici del paese, ed anche alcuni sostenitori del NO, in particolare della destra, hanno ribadito questa volontà.

 

È necessario, quindi, che il nostro impegno continui e si rafforzi nei prossimi mesi, per consolidare il risultato ottenuto, impedire nuovi attacchi e riuscire a rafforzare e far crescere quello schieramento di sinistra e democratico che ha visto in campo non solo soggetti politici ma anche grandi forze sociali come l’Anpi, l’Arci e la stessa CGIL, oltre che varie sigle del sindacalismo di base, non solo per difendere la democrazia e la Costituzione ma per porre concretamente il tema della reale applicazione della Costituzione nelle condizioni attuali della società in cui viviamo.

 

Non mi pare utile ora, qui, ripercorre tutti i vari aspetti della lunghissima campagna elettorale e neppure le svariate argomentazioni che Renzi ha utilizzato, cose che tutti conosciamo anche perché ce le siamo sentite ripetere fino alla nausea, ma mi preme sottolineare e ricordare gli enormi appoggi internazionali da esso ricevuti da Obama ad Holland, allo stesso Schäuble, per non parlare dei vari organismi economici e finanziari europei ed internazionali, a testimonianza di quali grandi interessi politici ed economici stavano dietro al progetto di Renzi, altro che mandare a casa la “casta” o “ridurre i costi della politica”, idiozie, oltre che falsità, che non potevano, certo, motivare la discesa in campo di personalità e poteri così grandi.

 

Vale la pena, invece, approfondire l’analisi del voto perché questo passaggio referendario si presta a varie letture che evidenziamo aspetti di notevole rilievo politico.

 

Prima di tutto vi è stato un voto di difesa della Costituzione e degli assetti democratici del paese che ha visto in prima fila la sinistra politica e sociale.

 

In questo campo si sono collocate tutte le forze politiche di sinistra, il PCI, il PRC, SI e Possibile, non potendo certo definire di sinistra il PD di Renzi (partito preferito da Confidustria, in prima fila compatta per il SI, e dalla finanza, nazionale ed internazionale), e, per quanto riguarda la sinistra sociale, come già detto prima Anpi, Arci, Cgil e sindacalismo di base assieme a quei settori democratici di personalità ed associazionismo che tanto hanno contribuito alla costruzione ed all’attività dei Comitati per il No, come  Libertà e Giustizia e molti altri che non sto ora ad elencare.

 

Questa parte del voto è stata certamente quella più avanzata, politicamente cosciente, che noi dobbiamo valorizzare e cercare di tenere in campo anche dopo il referendum per rilanciare i contenuti politici, democratici e sociali che ha espresso nel corso della campagna.

 

Certamente questa parte del voto è stata determinante non solo per conseguire il risultato così ampio che si è realizzato ma, in assoluto, per la vittoria del NO.

 

Non è però l’unico elemento che ha caratterizzato questo passaggio elettorale.

 

Si è registrata anche nel voto referendario una tenuta dell’appartenenza politica dell’elettorato, nonostante il tentativo di Renzi basato su una campagna mediatica lunghissima e costruita sulla base di professionisti della comunicazione, attraverso messaggi ben studiati e mirati, di acquisire consensi sia tra elettori di sinistra che, può sembrare paradossale, tra elettori di destra.

 

Nella campagna referendaria ci è capitato di confrontarci con conoscenti, colleghi di lavoro ecc. che pur non essendo militanti di sinistra hanno più o meno sempre votato a sinistra del PD (DS ecc.) e che inaspettatamente questa volta si sono orientati per il SI, per non “votare con Salvini e i fascisti”, perché “se vince il NO al governo ci va Salvini o Grillo” ecc., alcuni con la discussione siamo riusciti a convincerli altri sono rimasti irremovibili per il SI dimostrando, in questo modo, l’efficacia e la pericolosità di una campagna mediatica condotta con metodi scientifici e professionali da esperti di comunicazione.

 

Questo settore di sinistra dell’elettorato, però, per quanto importante politicamente per noi, non raccoglie, purtroppo, in questo momento,  grandi masse nel nostro paese.

 

Diverso, per il peso che ha avuto, è stato, a mio parere, il dato della penetrazione di Renzi e del SI nell’elettorato della destra, ed in particolare di Forza Italia, ma su questo approfondirò dopo.

 

Ora vorrei ritornare al tema della fedeltà alle appartenenze politiche dell’elettorato.

 

Questa fedeltà di voto è stata certamente molto forte per la Lega, come testimonia in modo esemplare il risultato del Veneto (e di altre aree a forte presenza leghista) ed è stato forte anche per il M5S, altrimenti non si spiegherebbe l’ampiezza del risultato del NO, anche se il 10% di SI (in relazione ai precedenti risultati di ognuna delle due) attribuiti all’elettorato di queste 2 forze politiche non è un dato irrilevante, né in termini relativi né in valore assoluto.

 

Nel 23% di consensi persi da Renzi tra gli elettori del PD ha avuto un peso predominante l’azione e la mobilitazione dell’ Anpi, anche se importanti sono stati gli apporti di CGIL, Arci e della stessa sinistra PD.

 

Ma, a questo punto, entra in campo il terzo fattore che si è espresso in questo voto, che è, a mio parere, il fattore che si è rivelato decisivo ed è l’impronta sociale che ha caratterizzato il NO (e di converso il SI).

 

Se noi studiamo con attenzione il voto vediamo che negli insediamenti territoriali dove predominano i ceti alti o medio alti l’affluenza al voto è stata maggiore ed il SI ha vinto, anche nettamente, mentre, al contrario, laddove la composizione sociale è popolare e risiedono ceti sociali medio bassi e bassi vince il NO, ancora più nettamente del dato nazionale (oltre il 60%).

 

Alcuni esempi concreti per dimostrare che non si tratta di una tesi preconcetta. Il Municipio 1 di Milano (centro storico) dove risiedono, ormai, quasi solo ceti sociali alti ha visto la vittoria del SI con oltre il 65% dei voti, e la percentuale di affluenza più alta tra tutti i municipi (circa il 74%).

 

Nella città di Milano vince, di poco, il SI, ma se si considera l’area metropolitana (ex provincia) vince il No con poco più del 52%.

 

Nei comuni della provincia il SI vince solo in pochissimi comuni, tra cui Cernusco e Segrate, che sono notoriamente due comuni che hanno un reddito medio dei loro residenti molto alto.

 

Lo stesso dato si registra su scala nazionale con la differenza molto marcata nelle percentuali del No (e quindi del SI) tra il Nord (in generale, salvo alcune eccezioni) ed il Sud d’Italia.

 

Posso citare anche un caso molto concreto, che conosco molto bene da anni, la sede elettorale dove da oltre 25 anni faccio il rappresentante di lista, in questa sede ci sono 11 seggi, circa metà comprendono vie collocate all’interno della circonvallazione esterna (socialmente abitate prevalentemente da ceti medi) mentre l’altra metà comprende vie collocate al di fuori della circonvallazione in larga maggioranza case popolari.

 

Nei seggi dei “ceti medi” l’affluenza è più alta (circa 10% in più) e vince il SI (come al Municipio 1) mentre nei seggi popolari vince il NO anche molto nettamente (arrivando anche al 63%, a fronte di un dato medio cittadino, del NO, del 49%).

 

Tutto questo conferma la forte caratterizzazione sociale che ha evidenziato questo voto referendario, una sorta di ribellione sociale (non di classe perché, purtroppo, non vi è coscienza di classe in questo moto) di tutti coloro che continuano a soffrire della crisi, della disoccupazione, dell’impoverimento che ancora avanza ecc., che di fronte alla realtà fasulla dipinta da Renzi nella sua campagna, di un’Italia in cui crescono l’occupazione e l’“economia”, in cui le cose migliorano grazie ai vari provvedimenti del suo governo, confrontando questa propaganda alla loro concreta realtà di vita respingono il messaggio falso e chi ne è portatore.

 

È anche questo il motivo per cui la grandissima maggioranza dei giovani che ha votato (si dice l’80%) si è espresso per il No, non solo perché più di un terzo è disoccupato, ma anche perché chi “lavora” (per essere considerato “occupato” basta lavorare 1 ora alla settimana) riceve stipendi miseri, per lavori precari e supersfruttati.

 

Specularmente vi è stata anche la reazione opposta da parte dei ceti medio-alti ed alti che compattamente si sono riconosciuti in Renzi e nella sua politica, non solo le loro organizzazioni sociali e di categoria, in primo luogo Confindustria, banchieri e finanzieri, Confcommercio, Confagricoltura ecc. ecc., ma, come abbiamo visto, a livello sociale queste classi si sono mobilitate, anche nel voto, per il SI.

 

Io personalmente, pur facendo politica da oltre 40 anni non ricordo nessun altra occasione in cui vi sia stata una espressione politica così polarizzata e così nettamente distinta socialmente.

 

Ma se questo è vero, ed è impossibile negarlo, dati alla mano, è vera anche un’altra cosa che il 23% che Forza Italia avrebbe perso verso il SI non è più o meno equamente distribuito su tutto il suo elettorato, per es. nel municipio 1 dove, alle ultime amministrative, senza il voto di sel, avrebbe vinto la destra, e dove ora vince il SI con il 65%, lì la quota di elettorato di Forza Italia che è passata al SI è perlomeno doppia rispetto al 23% medio, e di converso nei quartieri popolari dove alle ultime amministrative il centrosinistra ha vinto e dove più forte era il PD, anche qui la sua percentuale di elettorato passata al NO e molto, ma molto, più alta del 23% dichiarato mediamente nei flussi di voto, e questa tendenza risulta confermata, con diversa accentuazione, in tutta Italia. Che significato ha tutto questo?

 

Significa che vi è un fortissimo malessere sociale che sta crescendo e cerca espressione politica, certo, esiste il pericolo che venga raccolto e strumentalizzato dalla destra e dal M5S, ma è anche vero che la destra in questo momento non gode di grande credibilità, FI appare in crollo, a fronte anche dell’appannamento della figura di Berlusconi e dell’incapacità (anche per colpa del suo decrepito leader) di riuscire a esprimere un’altra efficace leadership, Salvini e la Lega per quanto cresciuti (anche per la caduta di consensi di FI) non sembrano in grado di superare gli attuali limiti sia al Nord che, soprattutto, al centrosud.

 

Il M5S, che ancora viene dato come primo partito a livello nazionale, comincia a registrare un forte appannamento di immagine a seguito delle vicende della giunta di Roma, ed anche in relazione ad un sempre più marcato scontro interno tra correnti e gruppi in vista dell’ipotetica definizione degli assetti di un loro governo e di chi ne sarà a capo.

 

Si apre, quindi, un vasto spazio per la sinistra e per i comunisti per svolgere una forte iniziativa politica e cercare di raccogliere e rappresentare, almeno in parte, questo malessere sociale, ma questa potenzialità sconta i limiti della attuale sinistra italiana che si sono ancora una volta evidenziati in occasione del passaggio referendario.

 

Non è, infatti, emerso nettamente che tutta la sinistra votava NO, anche perché ognuna delle varie forze ha condotto la campagna per conto suo, non si è saputo/voluto produrre, almeno, alcune grandi iniziative unitarie che valorizzassero al massimo questo dato in modo da riuscire a controbilanciare la grande visibilità, per il No, avuta dalla Lega e dal M5S .

 

Non si è riusciti, così, neppure ad evidenziare in modo adeguato le motivazioni della sinistra nella difesa della Costituzione e della democrazia (ben diverse da quelle della destra e dei grillini).

 

A Milano nonostante una nostra forte insistenza non si è riusciti ad andare oltre una festicciola, una “apericena” con musica, in quanto la proposta di una vera e propria iniziativa politica, che avrebbe avuto ben altro rilievo ed avrebbe più nettamente messo in evidenza il dato politico di una sinistra tutta unita per il NO, non è stata raccolta.

 

Ma se vogliamo evitare che il malessere si coaguli a destra, viste le attuali debolezze delle varie forze di sinistra singolarmente prese è necessario che quel vasto campo che si è battuto per il NO da posizioni e su contenuti di sinistra in qualche modo resti in campo e cerchi di costituire una alternativa alla destra ed al populismo.

 

Non pensiamo ,certo, a scorciatoie organizzativistiche come il famoso “soggetto unico della sinistra”, anche perché nella attuale situazione sembra assumere le forme di almeno 3/4 soggetti diversi, ognuno dei quali ambisce ad essere l’“unico”, evidenziando ed esacerbando, di conseguenza, ancora di più, le attuali differenze che non sono nell’immediato ricomponibili in un unico soggetto politico, come i fatti dimostrano.

 

A fronte di una così grande ambizione politica, grande almeno quanto la forzatura che vorrebbe operare sulla realtà attuale della sinistra, sta l’incapacità o la non volontà di riuscire nemmeno, come abbiamo visto, a condurre in modo realmente unitario e con pari dignità per ognuna delle forze oggi esistenti una campagna di importanza vitale per la nostra democrazia come quella referendaria che si è appena conclusa.

 

Noi comunisti, lo ribadiamo, vogliamo contribuire a costruire una più ampia e forte unità della sinistra, attraverso una coalizione, un fronte di forze che tutte assieme si propongano di svolgere una iniziativa politica comune su obiettivi condivisi, in primo luogo l’opposizione al governo Gentiloni (Renzi bis senza Renzi, almeno ufficialmente) con l’intento, come già accennato di rappresentare e raccogliere il grande malessere sociale che oggi in Italia cerca un riferimento politico.

 

Anche a questo scopo è necessario che il Partito Comunista cresca e si rafforzi perché, come la storia ci ha più volte insegnato, e come la realtà attuale ancora ci conferma, senza un forte Partito Comunista non si realizza neppure l’unità della sinistra.