“Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza.

Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo.

Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la nostra forza

 

                                                                                    Antonio Gramsci

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Casella di testo: Ultimo numero di Gramsci oggi Febbraio 2020

Gramsci oggi

Antonio

Rivista di politica e di cultura della sinistra di classe

Casella di testo: DAL PCI DELLA BOLOGNINA
AL PD DI SALA A MILANO

di Bruno Casati 

Sciogliere il Partito Comunista Italiano fu un gravissimo errore, una sciagura, ma, per chi compì l’opera, fu una scelta precisa e preparata. Per costoro, che poi erano i quarantenni in carriera formati nella FGCI, si trattava di chiudere le parabola imboccata dieci anni prima con la linea suicida dei “sacrifici senza contropartite” a sostegno del triennio dei governi di solidarietà nazionale. Il nuovo corso, che si proponeva nel 1989 con l’intervento di Occhetto alla Bolognina, prevedeva nella continuità della parabola l’abbandono della centralità del lavoro e del lavoratore e, quindi, la presa di distanza dalla lotta di classe, con la politica che, pertanto, si ritraeva dall’economia lasciando campo libero alla spontaneità del mercato. Va da sé che l’affermarsi di questa opzione, una vera e propria giravolta, comportava come effetto immediato il cambiamento del nome e del simbolo del Partito. Con quale obbiettivo? Semplice: andare al Governo con una nuova formazione non più comunista, visto che fino ad allora il “fattore K” lo aveva impedito al PCI, e chi si era proposto di aprire ai comunisti, come Aldo Moro, aveva pagato il suo azzardo con la vita. Ma c’è una storia che precede quel discorso di Occhetto, che non va dimenticata, perchè il PCI con il triennio dei sacrifici senza contropartite, era diventato partito solo di governo e non più di lotta, e si era allontanato dai lavoratori, tanto che Enrico Berlinguer, grande e controverso Segretario, per rimediarvi dovette imprimere una radicale inversione di strategia con la cosiddetta “seconda svolta di Salerno”. Ma i due atti che composero la svolta, la lotta contro la Fiat e il referendum contro il famoso taglio dei quattropunti di scala mobile, si rovesciarono in due pesanti sconfitte per i lavoratori (e per Berlinguer). I vincitori, la FIAT e Craxi, anni dopo avrebbero regalato agli USA la più grande azienda italiana, gli uni, e abolito la scala mobile, l’altro. Se non avessero vinto negli anni Novanta, questo non sarebbe successo. Venimmo a sapere in seguito, fu Lama a scriverlo per primo, che Berlinguer allora non aveva più la maggioranza in Direzione, ma i riformisti di Napolitano, la nuova maggioranza, non fecero in tempo a fargli pagare la svolta di Salerno perché Berlinguer morì di crepacuore durante un comizio a Padova. Il Partito ormai era diviso e a Milano, storica roccaforte dei miglioristi, addirittura si festeggiò la sconfitta del referendum. Milano però non festeggiò, anni dopo, quando riformisti - miglioristi e i Socialisti si ritrovarono insieme a San Vittore a spiegare a Di Pietro cosa