Copyright © 2003

Centro Culturale Antonio Gramsci

Via L. Spallanzani n. 6—20129 Milano

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001

Per Contattaci: redazione@gramscioggi.org

Articoli

CINA SOCIALISTA - NUOVA VIA DELLA SETA E IMPEGNO INTERNAZIONALE PER LA PACE

 

Sabato 14 gennaio, Milano, presso la Casa della Cultura, via Borgogna 3, ore 15.00, si terrà un Convegno promosso da "Cumpanis" e "Gramsci Oggi" con la prestigiosa presenza, tra gli altri, di importanti esponenti dell'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese.

Sulla scorta del suo titanico sviluppo economico – il più grande sviluppo della storia dell’umanità – la Repubblica Popolare Cinese ha conquistato un ruolo centrale nel quadro internazionale e nelle dinamiche geopolitiche mondiali. Grazie alla nuova potenza – economica, geopolitica, militare – del “socialismo dai caratteri cinesi” la Cina ormai da tempo si offre come cardine mondiale di un nuovo fronte dal carattere oggettivamente antimperialista, che catalizza attorno a sè tutta quella parte del mondo – dall’America Latina, all’Africa, all’Asia – che va liberandosi dal dominio imperialista e neocolonialista. La stessa Nuova Via della Seta si offre come un progetto mondiale volto alla costruzione di relazioni internazionali basate sulla cooperazione economica e politica tra popoli e Stati e avente un segno solidale volto agli interessi reciproci, di carattere opposto, dunque, al progetto imperialista basato sul saccheggio di pochi Paesi e Stati ricchi sul mondo ancora in via di sviluppo. Un progetto, quello della Nuova Via della Seta, che può oggettivamente realizzarsi e svilupparsi sul piano mondiale solo in un quadro generale di pace. Una Via della Seta, dunque, che lavora e chiede la pace e il superamento delle tensioni internazionali e dei pericoli -incombenti- di guerra come esigenza primaria stessa per la realizzazione di quel piano planetario di interscambio economico-commercaile mondiale dal senso antimperialista.

Sono questi, tra gli altri (lo sviluppo del socialismo dai caratteri cinesi, il rafforzamento del Partito Comunista Cinese come avanguardia di lotta per lo sviluppo del socialismo cinese, il forte ringiovanimento degli apparati partitici e statuali cinesi, il rafforzamento dell’esercito cinese in relazione alle potenti e pericolose spinte imperialiste alla guerra) i temi discussi all’ultimo e XX Congresso del Partito Comunista Cinese.

Temi di cui si discuterà a Milano, sabato 14 gennaio, dalle ore 15.00, presso la Casa della Cultura, via Borgogna 3, in un importante Convegno organizzato da “Cumpanis” e da “Gramsci Oggi”, dal titolo “Cina socialista, Nuova Via della Seta e impegno internazionale per la pace”.

Un Convegno che sarà aperto e coordinato dal direttore di “Gramsci Oggi”, Rolando Giai-Levra (anche membro della redazione di “Cumpanis”), in cui vi saranno gli interventi di Vladimiro Merlin (Presidente del Centro politico-culturale “Cumpanis” di Milano), di Fulvio Bellini (ricercatore politico ed esperto di questioni economiche ed internazionali), di Francesco Maringiò (Presidente dell’Associazione Italo-Cinese per la promozione della Via della Seta), di Oliviero Diliberto (Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma e docente presso la Zhongnan University  of Economics and Law-Cina), di  Zanh Yanyu (Capo Ufficio Politico dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma), che illustrerà il senso strategico della Nuova Via della Seta  e di Zou Jianjun (Consigliere della stessa Ambasciata), che parlerà dell’attuale quadro internazionale. Un Convegno che sarà concluso da Fosco Giannini (direttore di “Cumpanis”).

L’organizzazione di questo importante  Convegno, che vede la presenza di due prestigiosi rappresentanti dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese di Roma, è stata possibile anche grazie al recente e proficuo incontro a Roma (novembre 2022) tra una delegazione di “Cumpanis” e gli esponenti dell’Ambasciata Cinese, incontro che ha rafforzato le relazioni tra “Cumpanis” e la stessa Ambasciata e ha dato il via ad un progetto di lavoro di respiro nazionale, in Italia, volto alla presentazione dei temi del XX Congresso del Partito Comunista Cinese e della Nuova Via della Seta, un progetto di cui il Convegno di Milano del prossimo 14 gennaio è il primo passo.

 

Strumentalizzazione della situazione epidemica è il forte degli Stati Uniti

 

Pubblichiamo il seguente articolo del sito web ufficiale di Cina Radio Internazionale in lingua italiana:

https://italian.cri.cn/2023/01/07/ARTIyg8BBPSSQGqEj634dZNt230107.shtml?spm=C45821.PevNA4jhF5js.EjWCH5kaKSXZ.3

 

Nell’ultimo mese, la politica cinese sulla prevenzione di Covid-19 è stata adeguata. Proprio in questo momento, alcune voci “familiari” suonano di nuovo, soprattutto dagli Stati Uniti dell’altra parte dell’oceano. Dallo scoppio dell’epidemia, infatti, gli Usa non hanno mai smesso di calunniare e attaccare la Cina. L’“epidemia” è stata trasformata dagli Usa in un’arma per attaccare altri Paesi. Basandoci sui big data, presentiamo tre aspetti:

Primo: nell’aprile 2020, è arrivato negli Usa il primo picco di vittime per il Covid-19. Analizzando i reportage sull’epidemia negli Usa in questo periodo, abbiamo notato che le “mascherine” erano al centro dell’attenzione mediale. Gli Usa hanno preso di mira la Cina per aver indossato mascherine. Secondo loro indossare le mascherine vuol dire  non avere la “libertà” e i “diritti umani”. In effetti, non è che gli Stati Uniti non si siano resi conto della necessità di indossare mascherine. L’11 aprile, 2020, secondo l’annuncio della Food and Drug Administration (FDA) statunitense, 46 produttori di mascherine situati in Cina hanno ottenuto l’autorizzazione all’uso d’emergenza (EUA). Per ottenere le mascherine, gli Usa hanno persino iniziato a concedere alla Cina un “trattamento speciale”. Una mossa del genere non è stata priva di ironia. L’epidemia stessa è una questione di salute pubblica, ma gli Usa l’hanno collegata al sistema politico e alla “democrazia e libertà”. In realtà, le diffamazioni sulla Cina, rappresentate dalle mascherine, fanno solo una parte della strategia di contenimento Usa contro la Cina. La mascherina, che in origine era una protezione contro l’epidemia, è diventata un’arma degli Usa per attaccare altri. 

Dalla fine del 2020 all’inizio del 2021, gli Usa hanno registrato il maggior numero giornaliero di nuovi decessi sin dallo scoppio dell’epidemia. Per il nuovo presidente americano che si è insediato nel momento “più buio” dell’epidemia, combattere il Covid-19 è diventata la sua agenda più importante. Il nuovo governo ha dovuto stabilire un’immagine di “combattere l’epidemia in modo scientifico” per essere distinto dal governo precedente e per ripristinare così la fiducia del popolo americano nel governo.

Nel giugno 2021, i virus negli Usa hanno vissuto un “periodo di cambiamento” quando il ceppo principale è passato da Alpha a Delta. A quel tempo, il governo americano, incapace di prevenire e controllare l’epidemia, si è concentrato sull’esaltazione della tracciabilità del Covid-19,  diffamando la Cina e scaricando la responsabilità su altri.

Dai dati prelevati dal database globale GISAID sulle nuove varianti del Covid-19 della Cina e degli Usa, possiamo vedere che ci sono pochissimi nuovi rami del virus trovati in Cina, invece negli Stati Uniti si sono diffuse quasi tutte le nuove varianti del Covid-19 sin dallo scoppio dell’epidemia, e gli Usa sono uno dei paesi con il maggior numero di ceppi varianti del Covid-19. 

Questa è la conseguenza della strumentalizzazione delle questioni scientifiche.

Terzo: di recente, il tasso di ospedalizzazione delle persone infette dal Covid-19 negli Usa ha continuato a crescere e l’epidemia nel Paese ha raggiunto un altro picco. Ogni volta che ciò accade, gli Usa usano sicuramente la Cina come pretesto. Quando la Cina ha modificato la sua politica di prevenzione e controllo dell’epidemia, gli Usa hanno visto l’opportunità di diffamare e attaccare continuamente la Cina.

Dallo scorso 7 dicembre al 5 gennaio, dalle parole chiave riportate dai media statunitensi sulla Cina, si evince che oltre alle varianti del virus, gli Usa hanno iniziato a menzionare l’indice dei prezzi alla produzione industriale (IPP), l’inflazione e le filiere di approvvigionamento della Cina. In altre parole, gli Usa hanno iniziato a sminuire le aspettative sull’economia cinese. Nella fase precedente, gli Usa, che non hanno ottenuto risultati previsti nello screditare la Cina attraverso la politicizzazione della tracciabilità del virus, ora stanno cercando di “isolare” la Cina diffamando l’economia cinese.

I fatti dimostrano che da gennaio a ottobre dell’anno scorso, il contributo della Cina alle esportazioni mondiali si è classificato stabilmente al primo posto. Negli ultimi tre anni, la Cina ha stabilizzato le filiare di approvvigionamento per garantire la fornitura, sostenendo fortemente la ripresa economica globale. Mentre gli Stati Uniti, il loro lancio arbitrario di sanzioni unilaterali ha causato un enorme impatto sulle filiere di approvvigionamento e industriale globale. 

Ora gli Stati Uniti stanno cercando di utilizzare il periodo di transizione degli aggiustamenti politici della Cina e trasformarlo in un periodo finestra per contenere la Cina. Contenere gli altri non porterà allo sviluppo degli Usa. Lo sviluppo dipende dal fare bene le proprie cose. L’abbiamo sempre fatto così, ma gli Usa sembrano non averlo ancora capito. .

Copyright © 2003

Centro Culturale Antonio Gramsci

Via L. Spallanzani n. 6 - 20129 Milano

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001

Per Contattarci: redazione@gramscioggi.org